Le pitture rupestri che abbiamo visitato non solo in questo, ma anche nei viaggi passati (Utah e Hawaii...e in un certo modo anche gli affreschi in Egitto, a Pompei e le decorazioni murarie di Nora in Sardegna), mi coinvolgono sempre moltissimo. Innanzitutto vi è una diretta connessione fra l'autore e l'osservatore maggiore che in ogni altra forma d'arte e nella pittura di altro livello. Il significato va ben oltre il messaggio intrinseco trasmesso, sia esso oggettivo o figurato: si stabilisce un legame transculturale e ultra temporale. Di fronte a una pittura rupestre ci si sente parte di un tutto, coinvolti anima e corpo in un 'disegno naturale' che riporta alla terra e alla necessità di espressione dell'essere umano. Le tavolozze sono semplici (gesso per i bianchi, carbone per il nero, ematite e limonite per gli ocra e i gialli, resi polvere e mescolati a resine naturali) i supporti sono rocce grandiose che stabiliscono immediatamente il contatto con iI pianeta. I temi sono elementari, per questo universali: storie di creazione, storie di miti, racconti educativi e di gran rispetto per la madre terra, ma anche vita quotidiana, cibo e danze. I siti che abbiamo visitato qui hanno un elemento di ulteriore riflessione: molti di essi sono recenti. In assenza di una tradizione aborigena scritta, le popolazioni locali hanno continuato a dipingere fino alla seconda metà del secolo scorso...e in alcuni casi hanno rappresentato anche il bianco invasore. Quello che lascia un po' esterrefatti, è che dalle rappresentazioni della tigre del bengala (che si ritiene estinta in questi luoghi da 2000 anni) alle rappresentazioni dell'uomo bianco in tenuta da capo mandriano degli inizi del 1900 sono passati 2000 anni in cui la vita aborigena ha seguito i ritmi delle stagioni....e null'altro. Il mondo occidentale, nel frattempo è andato sulla luna! Stilisticamente è interessante osservare la tendenza alla stilizzazione (spesso le figure umane rappresentate vengono chiamate 'uomini scheletro') e all'esagerazione di alcuni dettagli anatomici, tanto da lasciarci il dubbio: mancanza di mobilità fine e tendenza alla rappresentazione del periodo del sogno...oppure incontro ravvicinato non troppo terrestre?
+3ti
No comments:
Post a Comment